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F2i, scontro sull'ingresso del fondo cinese

F2i, scontro sull'ingresso del fondo cinese

MILANO .

L'investimento è di quelli pesanti. Più che per la cifra, per il nome del protagonista. Il che potrebbe spiegare qualche mal di pancia tra i soci di F2i, il fondo infrastrutturale nato sette anni fa da un'alleanza che prevede la Cassa Depositi Prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo e le principali fondazioni bancarie. F2i sta per ultimare la raccolta del secondo fondo da 1,2 miliardi e di questi 300 milioni potrebbero arrivare da Cic, China Investment Corporation, tra i più importanti fondi sovrani al mondo con un patrimonio gestito che sfiora i 600 miliardi di dollari. Ma per partecipare, i vertici della società controllata dal governo di Pechino hanno chiesto precise garanzie di governance: per esempio, poter dire la loro sulle eventuali operazione di acquisizione che F2i andrà a fare nei prossimi anni. E, in particolare, sulla scelta dei manager che andranno a dirigere le società controllate o la nomina dei consiglieri di amministrazione.

Il fatto è che non tutti i soci di F2i si sarebbero detti favorevoli a concedere un potere di governance di questo tipo al fondo sovrano cinese. Con il rischio di dover rinviare la chiusura della raccolta degli investimenti, che ha già accumulato quasi un anno di ritardo sulla tabella di marcia.

Situazione complicata dal fatto che è stato rinviato al prossimo consiglio di amministrazione di F2i, la nomina del nuovo amministratore delegato, individuato dopo l'elezione curata dalla società di consulenza Korn&Ferry.; Renato Ravanelli, nell'ultimo decennio direttore generale di A2a, è destinato a prendere il posto di Vito Gamberale, che aveva annunciato di passare la mano al compimento dei 70 anni di età.

Il passaggio di consegne dovrebbe venire il mese prossimo, per arrivare anche a definire il possibile ingresso del partner cinese. Il partito favorevole al fondo di Pechino ricorda che lo stesso modello di governance è anche alla base dell'accordo stretto tra la stessa Cassa Depositi Prestiti e State Grid of China, la più grande utility del mondo (due milioni di dipendenti) che ha appena rilevato il 35 per cento di Cdp reti, la holding che controlla sia Terna che Snam. A testimonianza di un rapporto sempre più stretto nella politica industriale, tra Italia e Cina, visto che in pochi mesi oltre all'operazione nelle reti, Shanghai electric è diventato partner di riferimento di Ansaldo energia, e la People's Bank of China ha rilevato quote attorno al 2 per cento di Eni, Enel, Telecom, Fiat e Prysmian.

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Luca Pagni 25 settembre 2014 sez.

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